Il caffè, bevanda preziosa e irrinunciabile per tutto il mondo occidentale, non esiste più. Lo sfruttamento intensivo di piantagioni e manodopera e la spietata corsa del cambiamento climatico hanno provocato l’esaurimento pressochè definitivo di una risorsa preziosa, con un impatto epocale sulla planetaria congerie dei suoi consumatori.
Da questa distopia / ucronia gli artisti Hombre Collettivo, Caterina Marino e Benedetta Parisi prendono le mosse per offrire al pubblico un percorso installativo e performativo unico nel suo genere. Quattro guide venute da un futuro prossimo ci condurranno in un percorso che dalla recente catastrofe della fine del caffè risalirà indietro fino alla sua nascita, passando per la lunga stagione della sua diffusione e attraversando in lungo in largo la sua vicenda produttiva, storica e sentimentale.
C.C.C.C. – Coffee Capitalism & Climate Change
a cura di Hombre Collettivo
In presa diretta da un futuro distopico, i ricercatori di Hombre Collettivo si interrogano sulle cause economiche e ambientali che hanno portato all’ascesa del caffè, alla sua massima diffusione, e infine alla sua inesorabile scomparsa. Quale lezione può trarre l’umanità (di oggi, anno 2075), dalla parabola del caffè, bevanda simbolo di un’intera cultura, di un intero mondo votato all’estinzione?
Archivio scientifico e sentimentale del caffè
a cura di Caterina Marino
L’Archivio scientifico sentimentale del caffè fa parte della Collezione Permanente del Museo. Grazie al contributo di donazioni provenienti da tutto il mondo e un lungo lavoro di ricerca, si compone oggi di elementi che attraversano le epoche e ci permettono di ricostruire la lunga e travagliata storia di questo prodotto. La guida condurrà il pubblico attraverso l’Archivio, cercando di rispondere alla domanda “Chi faceva il caffè?”. Sarà un viaggio nel passato alla scoperta di terre lontane, mestieri che non esistono più e momenti di vita ormai dimenticati.
Che cosa resta?
a cura di Benedetta Parisi
“Che cosa resta” è un’installazione all’interno del M.M.MOCA che ricrea un bar, luogo scomparso dopo la Grande Crisi, simbolo di un’epoca perduta. La sala è spoglia: tavolini vuoti, tazzine sporche di qualcosa che non conosciamo più, nessuno a servire. Al centro dell’esperienza ci sono le conversazioni, udibili tramite cuffie, che narrano frammenti di vite immaginarie e ricordi legati al bar. I visitatori, guidati solo dai suoni, immaginano una quotidianità svanita, trasformando il luogo in uno spazio di riflessione su ciò che resta di un rituale collettivo ormai perduto.
Poiché anche la cultura e il teatro sono costantemente a rischio di estinzione, è previsto ingresso a pagamento al costo simbolico di un caffè (€1,50)
